Orchestra di Padova e del Veneto

Il "Grande Amore" di San Massimiliano Kolbe

La straordinaria figura di Massimiliano Maria Kolbe, immolatosi ad Auschwitz nel 1941 ed elevato alla santità trentacinque anni fa da papa Giovanni Paolo II, verrà ricordata con un’opera in un atto per soli, voci recitanti, coro e orchestra, intitolato Grande, grande amore, a Padova venerdì 23 Giugno 2017 alle 21 nella Basilica di Sant’Antonio. L’Orchestra di Padova e del Veneto, il Kolbe Children’s Choir e la Polifonica “Benedetto Marcello”di Venezia, preparati dal Maestro Alessandro Toffolo, saranno diretti dal giovane ed emergente direttore Alessandro Cadario. La musica di Grande, grande amore, oratorio su testo di Padre Luigi Ruffato e commissionato per celebrare la Milizia dell’Immacolata fondata nel secolo scorso da padre Kolbe, è del flautista Roberto Fabbriciani. L'opera Grande, grande amore è un affresco sulla vicenda umana e spirituale di Padre Kolbe, frate polacco proclamato santo da Papa Giovanni Paolo II nel 1982. La narrazione è molto moderna con scene a dissolvenza che ricordano il cinema e che proiettano lo spettatore verso piani tematici e temporali diversi sino all'ultima delle scene nella quale si assiste al dialogo immaginario tra Padre Kolbe, un gesuita, Rudolf Höss, il comandante del campo di concentramento di Auschwitz. Pur privo di una vera e propria azione (in ciò consiste la modernità drammaturgica), il libretto consente di mettere in luce alcuni dialoghi e pensieri del frate che sono un inno alla misericordia e all'amore verso l'umanità anche di fronte al manifesto male. Una voce narrante, altro interessante aspetto che si rifà all’arte cinematografica, collega alcuni episodi dando chiarezza spazio-temporale al susseguirsi delle scene. Un espediente che si sposa felicemente con le atmosfere create da Roberto Fabbriciani per una musica che, quando necessario, commenta la scena e in molti passi si erge a protagonista in quadri sinfonici ove si spargono i dialoghi dei personaggi. Il ruolo del coro ricorda la funzione del teatro greco antico poiché rappresenta la coscienza cristiana che commenta l'azione dal di fuori, su un ulteriore piano. Esso infatti non è dato da una moltitudine di personaggi che partecipano al dramma ma da voci indefinite, come angeli, che commentano dall'alto ciò che avviene sulla scena. Così anche il coro di bambini, che interviene con dolcezza e quasi ingenuità ma pienamente capace di sottolineare la bontà che probabilmente ogni uomo possiede prima di essere corrotto, crescendo, dalle ideologie e dal male. Ed è proprio il coro che chiude l'opera a coronamento della grande prova d'amore di Kolbe, in un finale di grande impatto sonoro e vocale. Un'opera colma di temi, invenzioni e tradizione, mai fine a sé stessa, ma resa attraverso un percorso sonoro ricco di modernità e di fascino.


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